Lo schiava: caratteristiche e storia del vitigno, vini e abbinamenti consigliati

Vino

In tedesco è noto come “vernatsch”, ma in Italia si chiama “Schiava”: è il gruppo di vitigni a bacca nera, chiamati anche col nome di mergellana, matta, montorfana, botascera, che vengono coltivati principalmente nell’Alto Adige, così come nel Trentino e nella zona di Como, Brescia, Verona e Bergamo.

In realtà della schiava si separano tre tipologie di varietà, almeno secondo la tradizione ampelografica:

  • 1) Schiava grigia: si tratta di un vitigno con grappoli di media grandezza, dalla forma piramidale, leggermente allungata. Le foglie non sono né grandi né piccole, hanno quindi una forma che tende al pentagono e dimensioni medie. Gli acini della schiava grigia sono anch’essi di medie dimensioni e dotati di una buccia piuttosto pruinica, tendente ad avere sfumature blu.
  • 2) Schiava grossa ha un grappolo più grande rispetto alle altre due varietà; anche le foglie della schiava grossa (come si capisce anche dal nome) sono più grandi delle altre due varietà di schiava, tendenti anch’esse alla forma pentagonale.
  • 3) Schiava gentile è invece dotata di grappoli di media grandezza, e foglie (di medie dimensioni) non più tendenti alla forma pentagonale ma piuttosto a quella orbicolare.

Caratteristiche dello schiava

Lo schiava è quindi una delle varietà più importanti e tradizionali del trentino alto adige, spesso ha le caratteristiche a volte del rosato e manca talora di forte corpo. Proprio per queste caratteristiche, accompagnate da un basso tenore alcolico e un aroma profumato, è facilmente amabile e preferito da alcuni bevitori. Non fortemente tannico, si accompagna bene alla carne bianca e al pesce.

Lo schiava va servito a una temperatura di circa 15 gradi centigradi.

La storia dello schiava

La schiava viene ricordata anche per avere origini storiche particolarmente curiose, infatti questa tipologia di vigneti parrebbe sia stata un lascito dei longobardi in Italia; d’altro canto si parla spesso di una coltivazione “storica” nella zona dell’alto milanese, presso i colli di Sant’Erasmo.

In passato pare che lo schiava venisse usato anche come “moneta da baratto” in mancanza d’altro.

Si ipotizza spesso un’origine slava di questi vigneti.

Perché lo schiava ha questo nome?

Il nome schiava sembrerebbe avere a che fare con la pratica medievale della potatura piuttosto pesante dei vigneti per migliorarne la qualità della resa; secodo altri invece i vigneti venivano aggangiati a pilastri di legno o di altro genere, pratica anche detta “schiavizzare”.

Quali vini produce lo schiava?

I più famosi vini (vedi immagine col vino di merano) realizzati con le uve dello schiava sono sicuramente quelli del lago di Caldaro e quelli della zona di Bolzano (Il Santa Maddalena).

Curiosità: la varietà veniva chiamata da Gohete “Rother-Vernatsch”.


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